FIABE E FAVOLE D'IRPINIA

Cento e una storia della tradizione orale

- Sacciu nu cuntu…

cu l'acu te mettu nu puntu:

cu l'acu zucculàru

nu puozzi mai cacà!

Cu l'acu picciriddu

te pongu lu iretieddu;

cu l'acu finu finu

te cacciu re stentine;

cu l'acu gruossu

te spezzu tutte r'osse!

 

Indice

 

Fiabe per i piccoli

1 Vungolicchio nella pancia della mucca

2 Vungolicchio fa guerra al Re

3 Pidocchino

4 Gomitolino

5 La lepre e il rospo

6 Zio Orco

7 La vecchia e il topo

8 La gallina lavandaia

9 Zalolla e il topo

10 La vecchia e l'asino

11 Compare porco e compare asino

12 Il topo di campagna e il topo di casa

13 I due vecchi e le galline

14 I cinque compari mariuoli

15 Il racconto alla rovescia

16. I tre cacciatori

17 Il garzone che sconfisse l'Unicorno

18 Fifì

19 La nonna è mamma due volte

20. Mangiatutto

 

Fiabe di magia

21 Il pappagallo del Re

22 Il Re e l'indovino

23 L'uccello Grifone

24 La gatta Cenerentola

25 Il garzone, il leone, l'aquila e la formica

26 Chenesò

27 Monocchio

28 La ragazza orfana e l'Unicorno

29 Il Re serpente

30 Mezzuomo

31 L'uccello mariuolo

32 Il giocatore e la figlia dell'Orco

33 Mamma Cassa

34 L'albero del sole

35 Il fratello povero e il fratello ricco

36 Il garzone e la Fortuna

37 Il soldato e la Morte

38 La romanza del Re cornuto

39 I tre Principi

40 La Principessa che non sapeva ridere

41 Il vaso di basilico

42 L'agnello e il pescebue

43 Tengo un figlio, marito di mia madre

44 Il brigante e le tre sorelle

45 La zucca piena di chiacchiere

46 Le dodici figlie del Re

47 I due gemelli

48 La Regina che perse i capelli

49 Il conte del Pagliaio

50 Cugine, cugine della malasorte!

51 Il soldato cafone

52 Il cavolo parlante

53 Il garzone che diventò padrone del sonno

54 Il garzone del mago

55 Il maggiordomo della Regina

56 Petrosinella

57 Il mortaio d'oro

58 Il grappolo d'uva

59 La schiava saracena

60 Lattughella

61 Il Principe Nasabecco

62. Il cuore di una madre

63 Il Principe e la zingara

64 Il Re che spogliò i vivi e pure i morti

65 La foglia d'ulivo

66 Viola

67 Il racconto della scoreggiona

68 La vecchia e i dodici mesi

69. I due fratelli servitori del Re

70. Il cane del Re

 

Sorie di creature fantastiche

71. Il lupo mannaro sull'aia

72. Il lupo mannaro e la moglie

73. Comare ianàra

74. Micciarella

75. La farina delle ianàre

76. Le ianàre e il seggiolaio

77. Mariuccia

78. Lo scazzamauriello

79. La messa dei morti

80. Le anime del Purgatorio

81. La processione del morti

82. Il braccio del morto

83. Iostesso

84. Il vecchio che assaggiò la carne di diavolo

85. L'abate Coglia

86. Pietro Baialardo

87. Il figlio del diavolo

 

Favole di animali

88. Il contadino, la mucca, l'asino e il gallo

89. La gallina e la volpe

90. I quattro della Cupa

91. Il lupo si confessa

92 Il gallo e la volpe

93. La gallina, la papera, la tacchina, l'anatra e la volpe

94. Il racconto della capra

95. Il pipistrello e la guerra

96. Il vignaio, il serpente e la volpe

97. Perché il cane fiuta in culo agli altri cani

98. La volpe, il cane e il passero

99 La volpe e il lupo nel deposito di ricotte

100. Il pescivendolo, la volpe e il lupo

101. La volpe e il lupo nel pozzo

 

Fonti

La fiaba irpina

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Sacciu nu cuntu

Sacciu nu cuntu

r' addi e r' capuni:

sera lu cuntai nnant'a Munzignoru.

Munzignoru feci nu pìrutu,

ivu mmocc'a ron Dumìnucu.

Ron Dumìnucu se vutàvu:

se vedde la facci tutta cacàta;

scappàvu sùbbutu ncoppa

e asciàvu na atta morta:

la feci a fèdda a fèdda,

la purtav'a Sarachèlla.

Sarachèlla cucinava

e zì' monucu abballava,

abballàva ngimm''a lu liettu

cu la vrachetta tutta aperta… _________________________________________________________________________________________________________________________

 

Favole per i piccoli

 

 

Ng'èrene na vota

nu viecchiu e na vecchia:

s'abbuttàre r' pere cotte

e se zelare tutta la notte!

C'erano una volta

un vecchio e una vecchia:

si saziarono di pere cotte

e si cacarono tutta la notte!

 

 

 

 

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1. Vungolicchio nella pancia della mucca

 

C'era una volta una donna che aveva tre figli: Lardo, Sugna e Vungolicchio. L'ultimo si chiamava così perché era piccolo quanto un seme di fava. Un giorno la donna fece il pane e, dopo che ebbe cacciato dal forno una pizza, chiamò il figlio più grande: - Portala a papà nel campo.

- Mamma - obiettò Lardo -, al sole divento di rancido!

- Figlia mia - disse allora a Sugna -, vacci tu.

- Fuori fa caldo e ho paura di sciogliermi! - fece Sugna.

- Non mi resti che tu, Vungolì!

Vungolicchio non disse di no: prese la pizza e partì. La strada era lunga e dopo tanto tempo, stanco e sudato, arrivò al podere. Aveva anche una gran fame, voleva mangiare la pizza, ma non se la sentì di toglierla al padre. Piccolo com'era, tra l'erba alta non riusciva a vedere il padre. Allora gli gettò una voce: - Ohi pà, dove sei? Ho qui la pizza per te.

E il padre: - Vungolì, gira intorno.

Vungolicchio capì che poteva mangiare la pizza, ma solo torno torno. Poi chiamò di nuovo: - Papà, io ho fatto. E ora?

- Ora vai sempre in mezzo.

Vungolicchio capì che poteva mangiare anche il cuore della pizza, e lo fece. Quando finalmente giunse in mezzo al campo, il padre disse: - E la pizza dov'è?

- Papà, io ho fatto come tu mi hai detto: prima l'ho mangiata intorno, poi la parte di mezzo.

Il padre si infuriò e allungò le mani per picchiarlo, ma Vungolicchio fu più lesto: cercò scampo tra gli ortaggi e si nascose sotto le foglie di una zucca. Lì si addormentò. La mucca, che pascolava lì accanto, appena scorse quella bella zucca, si avvicinò e se la mangiò. E inghiottì anche Vungolicchio. La madre, a sera, allorché vide il marito tornare solo, gli chiese: - E Vungolicchio?

- Non era tornato a casa?

La donna si preoccupò e cominciò a cercare il figlio lungo la via fino al podere. Lo chiamava a voce spiegata: - Vungolicchio mio, fiore di mamma, dove sei? - E chi vuoi che rispondesse, dal momento che il figlio era nella pancia della mucca? A casa, intanto, mentre chiudeva la bestia nella stalla, il marito sentì una vocina che faceva: - Mamma, papà!

- Vungolì, ma dove sei?

- Papà, sono qui.

Il padre stette in ascolto, e alla fine: - Vungolì, com'è che ti trovi nello stomaco della mucca?

Tornò anche la moglie e scoppiarono tutti e due a piangere. Li sentirono i vicini e accorsero. Disse un vecchio: - Mettete a bollire la crusca.

La donna fece così. Dopo che la crusca si fu raffreddata, la misero dinanzi alla mucca che la mangiò tutta, gonfiandosi come un rospo. Non passarono tre minuti che la bestia spruzzò un lungo spruzzo di cacca. E con la cacca espulse anche Vungolillo pieno di merda dalla testa ai piedi. Ma vivo. Il piccolo si alzò da terra ma, sporco com'era, tutti lo scansavano prendendo a scappare. Allora la madre lo buttò in un secchio d'acqua tiepida e lo pulì ben bene.

 

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6. Zio Orco

 

C'era una volta, in un paese che non conosco, una ragazza che viveva con la matrigna e una sorellastra. Quanto questa era acida e sgraziata nel corpo e nell'anima, tanto lei era dolce e gradevole nell'aspetto. La matrigna, che lo era di nome e di fatto perché le dava al giorno più bastonate che pezzi di pane, ai giovani che venivano per la figliastra, metteva sempre innanzi la figlia; ma, appena la vedevano, questi con un pretesto andavano via.

- Ma che avrà mai di bello quella? - chiedeva la brutta alla madre.

- Figlia mia, sbarazziamoci di lei, sennò non troverai mai marito - e chiamò la figliastra: - Va' a gettare la spazzatura al mondezzaio -. La ragazza prese il secchio e andò. Arrivata sul fossato, nel gettare l'immondizia le sfuggì di mano anche il secchio. In fondo al mondezzaio aveva la sua casa l'Orco. La ragazza, sporgendosi sul bordo del fossato, lo pregò:

 

Zio Orco, zio Orchetto,

restituiscimi il secchietto!

 

- Vieni pure giù a prenderlo - le rispose l'Orco affacciandosi sulla soglia di casa.

- No, tu mi mangi.

- Non ti mangio, non temere.

Rassicurata, la ragazza, tùppete tùppete, scese tutti gli scalini e, giunta in fondo al burrone, trovò l'Orco che le disse: - Ora che ti trovi qui, zappa prima in casa mia -. Lei invece gli spazzò le stanze e, quando ebbe finito, si sentì ancora comandare: - Disfami il letto -. Ma lei glielo rifece. L'Orco, però ancora non era contento: - E ora rompimi i piatti -. La ragazza glieli lavò, glieli asciugò e al termine disse: - Si è fatto mezzogiorno, devo andare.

- Va bene, ma prima infila le mani in quel buco nel muro. Quando poi il gallo canta, alza gli occhi al cielo, e quando l'asino raglia, cala il capo a terra. - Al lato sinistro dell'ingresso c'era un piccolo buco, e la ragazza vi ficcò le mani. Tirandole fuori, si trovò infilato a ogni dito un grosso anello d'oro. Tutta contenta uscì all'aperto. Sentendo l'asino ragliare: ihò, ihò! chinò il capo a terra e non le accadde nulla; sentendo subito dopo il gallo cantare: Chicchirichì, chicchirichì! alzò lo sguardo al cielo, e all'improvviso le calò una stella d'oro sulla fronte. Al suo ritorno, la matrigna volle sapere perché se ne tornava ancora più bella di prima: - Racconta ogni verità e ogni bugia.

- M'è caduto il cesto giù e sono scesa per recuperarlo - raccontò la figliastra, e questa era la verità - Laggiù zio Orco mi ha detto: “Zappami casa” e io gliela ho zappata - e questa era una bugia…

La matrigna mandò anche la figlia col secchio della spazzatura: - Va' al fossato e, mi raccomando, fa' tutto quello che l'Orco ti dice -. Ma, oltre a essere brutta, la figlia era anche tutta scema, dal primo alla frutta. E quando l'Orco le chiese di zappare la casa, lei prese la zappa e scavò tutto il pavimento. E mentre scavava, pensava: - Questo rimbambito chissà che vorrà seminare in casa!

L'Orco, poi, le chiese di disfare il letto e lei buttò per aria coperte e lenzuola. - Rompimi i piatti - E la ragazza glieli ruppe tutti -. Prima di andartene, metti le mani nel buco a destra dell'uscio. Quando canta il gallo, abbassa gli occhi a terra; e quando raglia l'asino, alza il capo al cielo - le disse tutto al contrario.

La brutta infilò in fretta le mani nella fessura e le tirò fuori imbrattate di sterco di gallina, di cacca di porco e di merda di vacca. All'uscita dalla casa dell'Orco, sentendo il gallo cantare chinò il capo a terra, e non successe nulla; quando poi ragliò l'asino, alzò la testa al cielo e le spuntò sulla fronte una coda d'asino. Tornò a casa:

Mamma mia, che bombolone!

mia sorella così bella e io no!

 

Accorse la madre col coltello e tagliò la coda dalla fronte della figlia. Ma ecco spuntare un'altra coda: una ne toglieva, e un'altra più lunga le spuntava…

10. La vecchia e l'asino

Stamatina, appena azàta

a mmente fresca aggio punsatu:

“Si m'accattu ru bbaccalà,

cu ddui soldi chi mi ru ddài?

Si m'accattu lu vinu russu,

nu' mi sporcu mancu lu mussu…

Stamattina, appena alzata,

a mente fresca ho pensato:

Se mi compro il baccalà,

con due soldi chi me lo dà?

Se mi compro il vino rosso,

non mi bagno manco il muso…

 

Una vecchia trovò per strada due soldi e si chiese: - Che fare di questi soldi? - ci pensò a lungo, ma non trovò come spenderli. Alla fine andò al mercato a comprare un asino che non costava più di quanto lo pagò, e riprese la strada di casa. Lungo la via, mentre si portava a cavezza l'asino, fu colta dalla sonnolenza. Si fermò all'ombra di una quercia e senza curarsi dell'asino si addormentò come un ghiro. Si svegliò dopo molto tempo e, non vedendo più l'asino, cominciò a cercarlo. E cercando sentì dei rumori, sembrava il trotto di un asino: - Truttrù…truttrù…truttrù… - in verità era una tortora che cantava, e lei ne seguì il richiamo. Tutta fatica sprecata: l'asino non c'era. Intanto si faceva notte e la povera vecchia disse: - Quando lo troverò?

- Cra…cra…cra…- fece una cornacchia, e pareva rispondesse «Domani, domani!». Aveva ormai deciso di rinunziare alla ricerca quando, più avanti, cantò una quaglia: - Qua cacà…qua cacà…qua cacà… La vecchia cominciò a seguire la voce e cercò disperatamente, finché sentì un colombo: - Cu…rr! Cu…rr! Cu…rr! - e correndo come una lepre in quella direzione, finì col trovarlo. L'asino dico. Quando lo vide per terra con la testa rotta e il culo imbrattato di merda, gridò disperata: - Madonna mia, che è successo? - Le rispose l'asino guardandola:

La capu me so' rrotta,

e lu culu me so' cacatu:

a la facci r' chi m'è truvatu!

La testa mi sono rotta

e il culo mi sono cacato:

alla faccia di chi mi ha trovato!

 

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13. I due vecchi e le galline

C'erano una volta due vecchi, marito e moglie, che avevano circa un secolo ciascuno, e abitavano nella periferia del paese. Non avevano avuto figli e, col passare degli anni, perduti tutti i parenti, se la passavano brutta. Nella stagione fredda ancor più tiravano la vita coi denti. Quell'anno il freddo era giunto più presto del solito e l'inverno non finiva più. Un giorno, all'ora di desinare, i vecchi frugarono nella dispensa e la trovarono vuota. Per giunta era finita anche la legna da ardere. Rimasti senza fuoco e senza una briciola di pane, rischiavano di morire: ai miei tempi questo succedeva ancora. Tenevano nel pollaio un gallo e poche galline. Disse la vecchia al marito: - Che aspetti a tirare il collo a una pollastra? Mica possiamo morire di fame?

Il vecchio si alzò dalla panca e andò nell'orto, ma trovò il pollaio vuoto. Chiamò la moglie, e insieme andarono in cerca delle galline. Lungo la strada gettavano il richiamo: - Teté… teté…teté… - Ma vedi di qua, chiama di là: nessuno rispondeva. Stavano ormai calando le ombre della sera e il freddo si faceva più pungente. I vecchi si rassegnarono a tornare a casa. Incrociando un sentiero che scendeva dalla montagna, volsero lo sguardo in su e videro le loro bestiole venire fuori del bosco: tornavano, il gallo avanti e le galline dietro, ognuna con un pezzo di legno addosso. Le radunarono, e tutti insieme fecero ritorno a casa. Dopo averle rinchiuse nel pollaio, il vecchio, preso il fascio di legna, salì in cucina seguito dalla moglie. Accese il fuoco nel camino, riempì la pentola d'acqua e la pose sul treppiede. Di colpo il vecchio sbottò: - Che sventurate quelle galline! fai e fai uova, lavora e lavora, adesso tocca loro pure di morire ammazzate!

- Meglio a loro che a noi! - tagliò corto la moglie. E aggiunse - L'acqua bolle!

Il marito uscì e per le scale pensava: - E ora quale prendo? - Nel pollaio si chiamò attorno gallo e galline e disse: - Io non so scegliere, mi manca il coraggio. - Le galline si raccolsero in un angolo spaurite e tremanti. Allora il vecchio riprese: - Sapete che dovete fare? Tirate a sorte.

E così il gallo e le galline fecero al tocco: - Uno, due, tre… sedici a te!

Raccontano che, poveretta!, toccò proprio alla gallina che faceva l'uovo con due tuorli. Con la legna che lei stessa aveva portato dal bosco i due vecchi riaccesero il fuoco, la cucinarono e se la mangiarono. Così camparono.

 

Loru mo' so' ddà

E nnui azzezzàti qua!

Loro ora stanno là

e noi seduti qua!

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15. Il racconto alla rovescia

Sacciu nu cuntu a la ruvèscia,

e a la ruvescia lu vogliu cuntà…

 

Conosco un racconto alla rovescia

e alla rovescia lo voglio contare…

 

Una mucca cacò su un cardo e fece tanto sterco da riempire tutto il campo. All'improvviso mi sentii chiamare. Mi voltai e uno che non c'era mi disse: - Se vuoi vedere tuo padre mentre nasce, corri, perché proprio ora sta morendo!

Stavo arando il campo con una pariglia di buoi: per non lasciarli incustoditi nel fondo, il primo lo ficcai in una tasca e il secondo nell'altra. Poi afferrai l'aratro e usandolo come bastone lungo il viaggio, arrivai a casa: - Tata mio, - gridai - sei nato!

- Figlio mio, io sto morendo! Se vuoi salvare la mia vita, devi portarmi un carico di latte di cincia.

Allora che faccio? Metto due ceste in groppa all'asino e parto. Cammino per tre giorni e tre notti in cerca di quell'uccello. Raggiungo il luogo. Sul fusto di una pianta c'è un buco, e dentro il nido di una cincia. Cerco di infilare nel buco le mani per mungere la cincia, ma non ce la faccio. Allora vi ficco la testa. Dopo che ho munto l'uccello con il capo, riempio due ceste di latte. Carico le ceste sul somaro: - Ah, merda! ho dimenticato di portare la fune: come faccio ora a legare le ceste?

Pensa e ripensa, trovo una soluzione: strappo i peli dalla coda dell'asino e intreccio una corda robusta. Però quando faccio per legare le ceste, mi accorgo che la fune è corta. La piego in due, e finalmente risulta sufficiente. Legate le ceste, prendo la strada del ritorno. A mezza via, l'asino si impunta. Allora io lo richiamo: - Ih, ih, ferma!

L'asino proprio non vuole saperne di camminare, sicché mi imbestialisco e, impugnata l'accetta, lo colpisco: gli spezzo una gamba. L'asino, che prima con quattro zampe non riusciva a fare un passo, ora con una gamba in meno, sentendosi più leggero, prende a correre così velocemente, che stento a tenergli dietro. Porto così a mio padre il latte di cincia e lo salvo dalla morte… ed è tutta qui la storia!

 

Filastrocca preparatoria

 

Mo' te ricu n'atu cuntu:

“Cu st'acu m'aggiu puntu;

cu quist'atu finu finu

i' te pongiu re stentìna,

e cu l'acu gruossu gruossu

i' te pongiu lu unùcchiu;

cu l'acu luongu luongu,

addo' te cogliu, ddà te pongiu.

Mo' ti dico un altro racconto:

“Con quest'ago mi sono punto;

con quest'altro fino fino

io ti pungo gli intestini;

e con l'ago doppio doppio

io ti pungo sul ginocchio;

con l'ago lungo lungo,

dove ti colgo là ti pungo!”

1. Al termine della fiaba, la narratrice sfilava dal corpetto un ago e punzecchiava i piccoli ascoltatori su varie parti del corpo.

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Fiabe di magia

 

Ng'era na vota n'atu munnu C'era una volta un altro mondo

arret'a lu specchiu, arrèt'a ddu montu: dietro lo specchio, oltre il monte:

si te stai, mo' te lu contu se stai quieto, ora te lo racconto!

23. L'uccello Grifone

Viveva una volta un Re che aveva tre figli: il primo si chiamava Cicco, il secondo Papa e il terzo Peppiniello. Una volta mentre cacciava nel folto del bosco, una spina gli graffiò gli occhi e lo rese cieco. Intervenne una fattucchiera, la quale gli disse che, per guarire, c'era bisogno di una penna dell'uccello Grifone. Il Re si rivolse ai figli e promise di dare la sua corona a chi di loro avrebbe trovato quella penna: - Girate il mondo, non tornate senza.

Tutti e tre i figli si misero in cammino alla sua ricerca. Arrivati a un quadrivio, dove, accanto a una pianta di castagno, c'era una fontana, Cicco, il fratello maggiore disse: - Io prendo la strada che porta al piano. Ci vedremo in questo stesso posto fra tre settimane, tre giorni e tre ore.

- Io prendo la strada che porta al mare - disse Papa, il mezzano.

- Io prendo la strada che porta ai monti - disse il Peppiniello. E, lasciati i fratelli, si inoltrò nel bosco. Quasi comparso dal nulla, gli apparve un vecchio mendicante, che era curvo come una falce: - Che cosa cerchi? - gli chiese.

- Mio padre - gli rispose il Principino - è rimasto cieco, e per guarire ha bisogno di una penna dell'uccello Grifone. Ha promesso la sua corona a chi gliela procurerà.

- Ora che vai più avanti, - riprese il mendicante - in una radura troverai tre uccelli. Prendi questi chicchi di granturco e gettali davanti a loro. Essi correranno a mangiare e tu strapperai una penna dalla coda dell'uccello che si troverà in mezzo agli altri due, perché quello è l'uccello Grifone.

Il figlio del Re così fece e, per paura che gli rubassero la penna, la nascose in una scarpa. Tutto contento, si avviò al luogo d'appuntamento. Giunse prima e con la santa pazienza li aspettò. Nell'ora convenuta, eccoli arrivare: - Noi non abbiamo trovato niente, e tu? - dissero Cicco e Papa.

- Io nemmeno.

I fratelli non si fidarono. Lo perquisirono dalla testa ai piedi e in ultimo frugarono anche nelle scarpe. Trovata la penna, dissero Cicco e Papa: - Ora papà darà a lui la corona. - Raccolsero una mazza, lo colpirono violentemente al capo e lo uccisero. Lo seppellirono in quello stesso posto, sotto la pianta di castagno, e fecero ritorno dal padre con la penna. - Papà - dissero -, l'uccello Grifone lo ha aggredito e lo ha ammazzato.

- Che me ne faccio della penna, se non ho più lui! Meglio cieco che senza più la mia creatura - esclamò il Re, che l'amava più della pupilla dei suoi occhi. E proruppe in lagrime.

Con la penna i figli gli toccarono gli occhi, e il padre riacquistò la vista. Ma lui aveva sempre una spina nel cuore. Tempo dopo, un piccolo porcaio si trovò a pascolare i maiali vicino al castagno. Il suo cane si mise a scavare dove era sepolto il figlio del Re e tirò fuori tutte le ossa. Con un ossicino il porcaio si costruì un flauto e, appena vi soffiò dentro, uscì questo lamento:

Garzoncello, che in bocca mi tieni,

tienimi stretto e non mi lasciare!

Per una sola penna d'uccello

mi hanno tradito i miei fratelli.

 

Tutte le volte che suonava, il flauto ripeteva lo stesso motivo. Una volta il porcaio portò i suoi maiali a pascere nel prato vicino al Palazzo reale. Lo sentì il Re e ordinò alle guardie di condurlo alla sua presenza. Il porcaio accostò il flauto alla bocca e lì per lì si udì:

 

Garzoncello, che in bocca mi tieni,

tienimi stretto e non mi lasciare!

Per una sola penna d'uccello

mi hanno tradito i miei fratelli…

 

Poi il piccolo guardiano raccontò come era venuto in possesso di quell'osso. Allora il Re volle suonarlo lui. E il flauto fece:

Padre mio, che in bocca mi tieni,

tienimi stretto e non mi lasciare!

Per una penna d'uccello Grifone

i miei fratelli furono traditori…

 

A questo punto il Re pretese che lo suonasse Cicco, il figlio maggiore. E il flauto questa volta disse:

Fratello mio, che in bocca mi tieni,

tienimi stretto e non mi lasciare:

tu mi rubasti la penna d'uccello,

tu mi uccidesti con l'altro fratello!

Venuto così a conoscenza della verità, il Re mandò a morte i suoi figli, e diede al piccolo porcaio il regno e la corona. In tal modo si avverò il detto:

chi accìre oje, resta accisu crai! Chi uccide oggi resta ucciso domani.